Uretrotomia

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Uretrotomia

Cos’è l’ostruzione infravescicale?

Qualsiasi ostacolo funzionale o anatomico che impedisca la dilatazione fisiologica del condotto urinario sotto la spinta dell’urina durante la minzione, dal collo vescicale fino al meato uretrale, causa un ostacolo idraulico che disturba lo svuotamento della vescica e conseguentemente può provocare sintomi delle basse vie urinarie che interferiscono sulla qualità di vita dei soggetti di sesso maschile.

Si assiste ad una progressiva difficoltà ad urinare: il getto diventa debole, spesso intermittente, con prolungato gocciolio al termine della minzione e sensazione di non avere svuotato completamente la vescica; a volte è necessario aspettare alcuni secondi prima di riuscire ad urinare, o bisogna aiutarsi “spingendo” con i muscoli della pancia.

A questi sintomi possono associarsene altri, secondari all’irritazione della vescica che deve contrarsi più frequentemente per cercare di espellere l’urina: bisogno di urinare spesso, necessità di alzarsi per urinare una o più volte durante la notte, bisogno improvviso ed irrefrenabile di urinare, fino alla vera e propria perdita di urina, o fino all’incapacità di urinare (ritenzione d’urina).

Inoltre, l’ostruzione allo svuotamento della vescica può alla lunga provocare conseguenze o complicanze quali: calcolosi e/o diverticoli vescicali, ematuria (presenza di sangue nelle urine), dilatazione delle alte vie escretrici urinarie (reni ed ureteri) fino all’insufficienza renale.

I possibili ostacoli che causano l’ostruzione infravescicale sono fondamentalmente riassumibili in 3 categorie:

– Patologie della prostata
– Sclerosi del collo vescicale (lo sfintere interno)
– Stenosi dell’uretra: restringimento del canale che porta l’urina dalla vescica all’esterno.

Come si arriva alla diagnosi di stenosi dell’uretra e quindi al ricovero?

In presenza di uno o più dei seguenti sintomi e segni:

– Getto urinario progressivamente sempre più debole
– Sintomi delle basse vie urinarie di entità media o severa
– Ritenzione urinaria
– Infezioni urinarie ricorrenti
– Stenosi del meato uretrale quando si sia esclusa con l’anamnesi e l’esame obiettivo la presenza di patologie prostatiche e si sia confermato con diagnostiche per immagini (ecografia, cistografia, urografia) o strumentali (uretrocistoscopia) che l’ostacolo è rappresentato da una o più stenosi dell’uretra è indicata l’uretrotomia.

Cosa accade prima del ricovero?

Prima del ricovero verranno eseguiti gli Esami Pre-Operatori (EPO): il paziente attenderà la telefonata con cui gli si comunicherà la data in cui eseguirà gli esami (esami del sangue, elettrocardiogramma, radiografia del torace) e la visita anestesiologica.

Cosa accade al momento del ricovero?

Il paziente verrà ricoverato in genere il giorno stesso dell’intervento, e pertanto dovrà rimanere digiuno dalla mezzanotte del giorno prima e consumare una cena leggera la sera precedente e, se possibile, aver provveduto alla depilazione (le creme depilatorie vanno benissimo) dall’ombelico fino alla coscia con particolare riguardo ai peli dell’inguine e dello scroto. Al momento del ricovero, il personale infermieristico, oltre a provvedere alle formalità burocratiche di ricovero, controllerà l’adeguatezza delle procedure sopra descritte e l’accompagnerà a letto. Verrà quindi accompagnato in sala operatoria avendo lasciato eventuali protesi dentarie, orologio, gioielli, piercing, ecc. in camera.

Che tipo di intervento verrà eseguito?

L’uretrotomia consiste nell’incidere l’anello o gli anelli stenotici in modo da aprirli. Esistono varie tecniche con cui si può provvedere all’incisione per le diverse energie utilizzate. Tra tutte l’uretrotomia con lama a freddo (tecnica di Sachse) ha dimostrato essere la meno gravata da complicanze a pari risultati.

TECNICA:

– Introduzione dell’uretrotomo attraverso l’uretra con esplorazione della stessa.
– Individuazione della stenosi.
– Introduzione di filo guida nel lume della stenosi.
– Incisione dell’anello a ore 12 ed eventualmente anche a ore 5 e 7.
– Avanzamento dello strumento trattando allo stesso modo eventuali altre stenosi.
– Introduzione dello strumento in vescica ed esplorazione della vescica.
– Controllo dell’emostasi e rimozione dello strumento.
– Posizionamento di catetere.

L’intervento dura in genere meno di 30 minuti.

La procedura è eseguita in anestesia spinale o generale. Generalmente è indicata la profilassi antibiotica (per via endovenosa, prima dell’intervento) ed antitrombotica (per via sottocutanea, dalla sera dell’intervento e per tutta la durata della degenza).

Cosa accade dopo l’intervento?

Dopo l’intervento, in assenza di complicazioni, il catetere viene rimosso dopo 24 ore. Dalla sera stessa dell’intervento il paziente potrà riprendere ad alimentarsi con una cena leggera (in caso di anestesia spinale e se le condizioni cliniche lo permettono). Dal giorno successivo all’intervento potrà progressivamente alzarsi dal letto, all’inizio aiutato dal personale infermieristico, e riprendere ad alimentarsi normalmente. La degenza in ospedale è usualmente di 2 o 3 gg.

Quali sono gli effetti collaterali e le eventuali complicanze?

L’emorragia è rara. Possono presentarsi nel 10% dei casi infezioni delle vie urinarie ed epididimiti. La complicanza più frequente (30%) è la recidiva della stenosi che richiede un nuovo intervento.

Cosa avverrà dopo il ricovero?

Al momento delle dimissioni è valutata la capacità del paziente di urinare autonomamente con un buon flusso, l’assenza di persistente sanguinamento con l’urina, l’assenza di febbre o di dolore. Per 10-15 giorni possono esservi tracce di sangue nelle urine. Dovrà essere osservato il getto durante la minzione per valutare la sua validità. Dopo la dimissione è consigliata una vita normale senza sforzi fisici, una dieta equilibrata con particolare attenzione a mantenere un alvo regolare.

L’attività sessuale o sportiva potrà essere ripresa dopo circa 15 giorni dalla dimissione. A domicilio in caso di febbre, ritenzione acuta d’urina o di improvvisa emorragia con urine rosse contattare il reparto di urologia. I controlli saranno consigliati in sede di dimissione: comunque a distanza di un mese sarà opportuno eseguire una uroflussimetria.

Che cosa accade se il paziente non si sottopone all’intervento?

I sintomi peggioreranno progressivamente fino alla Ritenzione Acuta d’Urina (RAU). A quel punto al forte desiderio minzionale si assocerà anche dolore sovrapubico. Potrebbe anche accadere che il catetere non passi attraverso il tratto stenotico con conseguente necessità di posizionare un drenaggio cistostomico sovrapubico (un tubicino collocato nella vescica attraverso la puntura dell’addome appena sopra il pube. Questo tubicino consentirà lo svuotamento della vescica. Sarà dotato di un piccolo rubinetto per consentire lo svuotamento a comando della vescica).[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]